sabato 16 settembre 2023

Donatella Bisutti

Donatella Bisutti (n. 1948)

Premio Speciale "Alla Carriera"

V edizione - 2016



Biografia dell'autrice: 

 

Donatella Bisutti, poetessa, narratrice, saggista, giornalista, ha pubblicato tra l’altro la raccolta Inganno Ottico  ed. Guanda 1985, (Premio Montale per l’inedito- tradotto in Francia da  Bernard Noël con il titolo Le Leurre optique, Editions Unes 1989), il romanzo Voglio avere gli occhi azzurri (Bompiani 1997), il poema ispirato all’Apocalisse, Colui che viene (Interlinea  2005–, introduzione di Mario Luzi, Premio Camposampiero e Premio della Giuria Davide Maria Turoldo, già pubblicato con il patrocinio della Commissione Europea in edizione bilingue italiano neerlandese  Les Sept Dormants, Bruxelles, 1999),  le antologie poetiche The Game – Poems 1985-2005  (Gradiva,  New York 2007) e La vibración de las cosas (SIAL Madrid 2002). Ha pubblicato inoltre il  bestseller La Poesia salva la vita (Saggi Mondadori 1992 e Feltrinelli Tascabili 2009) e i libri per ragazzi sulla poesia L’Albero delle Parole (1979), Le parole magiche  (2008) e La poesia è un orecchio (2012 - tutti Feltrinelli Kids). La sua raccolta poetica  Rosa Alchemica ed. Crocetti, 2011, ha ottenuto il Premio Lerici Pea, il Premio Camaiore, il Premio Laudomia Bonanni Città de L’Aquila. Nel 2013 è uscito Un amore con due braccia (Lietocolle editore -  Premio Alda Merini, finalista Premio Città di Como), con una introduzione di Maria Luisa Spaziani e nel 2015 Dal buio della terra (Empiria). Nel 2015 è anche uscita a Kyoto l’antologia Duet of life in inglese e giapponese. Ha ricevuto i premi alla carriera Premio di Poesia e Cultura Città di Ispica e Premio Internazionale di Poesia e Prosa Città del Galateo. È stata testimonial nel 2016  insieme a Memo Remigi alla prima edizione del Premio Giulio Perotti Poesia e Musica. Ha tradotto opere di Edmond Jabès e di Bernard Noël per Lo Specchio Mondadori e Guanda.  Ha curato  per Scheiwiller nel 2003 la riedizione postuma dell’opera di Fernanda Romagnoli con inediti. Ha fondato nel 2008 la rivista Poesia e Spiritualità e nel 2015 la rivista on line e cartacea Poesia e Conoscenza www.poesiaeconoscenza.it.  È titolare della rubrica La poesia italiana all’estero sulla rivista Poesia di Crocetti e ha collaborato alle pagine culturali di diversi giornali e riviste tra cui Millelibri,  Avvenire e Studi Cattolici. Ha tenuto laboratori, master e corsi di scrittura. Ha partecipato a numerosi festival internazionali tra cui il Poetry Reading in Kyoto 2014 e il Poetic Heart 5th Edition 2016 a Dubai e residenze di scrittura tra cui la prestigiosa fondazione americana Bogliasco Foundation, di cui è Fellow, e organizzato numerosi eventi culturali collegati alla poesia in  Italia e all’estero. È nel direttivo dell’Unione Lettori Italiani.

 


 Motivazione del conferimento del Premio:


Il percorso poetico di Donatella Bisutti è notevole. Lo dimostrano i prestigiosi premi ottenuti, le pubblicazioni realizzate, gli eventi nazionali ed internazionali che la vedono protagonista. La Giuria del Premio Nazionale di Poesia “L’Arte in Versi” di Jesi (AN) ha deciso di assegnare un premio alla carriera alla poetessa, scrittrice e giornalista, proprio per il suo impegno culturale, che negli anni ha lasciato un segno profondo nel panorama letterario. La sua scrittura è la testimonianza concreta di una poesia che sa cogliere l’essenza delle cose, una poesia che si nutre degli elementi della natura che regolano la vita sulla terra, che sa avvolgere e conquistare chi legge. Donatella Bisutti è apprezzata per le sue doti umane ed espressive, ed è proprio una delle sue opere a rivelarci che la poesia salva la vita. Attraverso le parole riesce a rendere concrete le emozioni, e lo fa con uno stile unico, che la identifica. E’ un’attenta osservatrice del mondo, non tralascia nulla, dal buio alla luce, lei sa come cogliere di ogni istante la purezza, centellinandola, rendendola nuovo verbo. Poesia è bellezza, felicità, ma anche disperazione, delusione e ancora coraggio. Si, coraggio di rimettersi in gioco, di precipitare e rialzarsi, e la poesia è un’ancora a cui affidarsi per affrontare la quotidianità, ancora più forti di prima. Donatella Bisutti ci insegna ad ascoltare, ad apprendere dal silenzio, fino a sentirne il suono dell’autenticità, della libertà assoluta.


(Motivazione critica stilata da Michela Zanarella, membro di Giuria)



 

Nota:

I presenti testi corrispondo a quelli pubblicati nell’opera antologica del Premio. E’ vietata la riproduzione in forma integrale e/o di stralci su qualsiasi tipo di supporto senza l’autorizzazione da parte dell’autore.

Giusi Verbaro Cipollina


Giusi Verbaro Cipollina (1938-2015)

Premio Speciale "Alla Memoria"

V edizione - 2016



Biografia dell'autrice:


Giusi Verbaro nacque a Catanzaro nel 1938. Visse tra la Calabria e Firenze, città di adozione, di importanti incontri e sodalizi letterari. Si è occupata di letteratura sin dagli anni ’70 dedicandosi alla poesia, alla saggistica e operando in varie direzioni sempre per la promozione della cultura umanistica.

Con una laurea in Biologia e una densa attività nel mondo dell’insegnamento, la Verbaro ha sempre sentito l’esigenza di dedicarsi alla poesia. Negli anni ’80 e ’90 ha partecipato e dato vita ad incontri e dibattiti attorno ai temi della poesia italiana dell’ultimo ventennio in sedi istituzionali, prendendo parte attiva alla organizzazione di premi letterari, fondandone anche alcuni di notevole prestigio quali il “Città di Catanzaro”, il “Cariati”, il “Sant’Andrea” e il “Città di Soverato. Ha organizzato numerosi eventi di carattere letterario con particolare attenzione alla poesia tra cui i convegni presieduti da Mario Sansone nel 1981 e nel 1984.

Il suo impegno per la cultura è stato a tutto tondo prendendo parte attiva a seminari, conferenze, organizzando momenti di incontro e condivisione, di approfondimento, laboratori di scrittura creativa e sui linguaggi della poesia.

Numerose sue poesie vennero pubblicate in opere antologiche, riviste letterarie e di cultura, studi critici contemporanei, saggi, sia in italiano che in lingua straniera.

Ingente e particolarmente densa la sua produzione poetica raccolta in un vasto numero di pubblicazioni cartacee: Voglio essere voce (Regione Letteraria, 1970), Traiettorie e traslazioni (Forum, 1979), A valenze variabili (Forum, 1981), Un Dio per la domenica (1983), Mediazioni e ipotesi per maschere (Vallecchi, 1985), Utopia della pazienza (Forum, 1986), Itaca Itaca (Forum, 1988), L’eroe (Edizioni Confronto, 1989), Otto tempi d’amore (Carpena, 1990), Appunti d’autunno (1991), Per amore, per follia (Periferia, 1991), Touches d’automne (Les amis de la poésie, 1993), Le lune e la regina (Book Editore, 1993), Nel nome della madre (Manni, 1997), Nostos (L’Alternativa, 1998), Fondali (L’Alternativa, 2001), Luce da Hakepa (Book Editore, 2001), Solstizio d’estate. Romanzo in poesia (Manni, 2008), Il vento arriva da uno spazio bianco (Interlinea, 2013). Ha anche curato l’antologia I poeti della Calabria (Forum, 1982).

Sulla sua produzione sono stati realizzati due video documentari: “Per la poesia di Giusi Verbaro: una mai ricomposta meraviglia”, a cura e per la regia di Gabriella Maleti e “Giusi Verbaro: l’erranza le rotte” a cura di Salvatore Corea. L’antropologo e giornalista Mauro Francesco Minervino nel 2003 ha dedicato un ampio saggio monografico analizzando l’opera poetica della Verbaro dal titolo Senza fine, senza terra. Metafore del viaggio nella poesia di Giusi Verbaro (Book Editore).

Per la poesia, alla quale tanto ha dato, le sono stati conferiti insigni premi letterari quale riconoscimento dell’importante e decisivo apporto consegnato al mondo della poesia attraverso le sue pubblicazioni e poliedriche attività. Tra di essi figurano il “Libero De Libero”, il “Pisa”, il “Ceppo-Proposte”, il “Lerici-Pea”, il “Viareggio”, oltre al Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri ricevuto nel 1985 e nel 2002.

La poetessa è venuta a mancare nella sua casa di Soverato (CZ) durante l’estate del 2015.

Per celebrare la memoria della poetessa nell’aprile scorso a Firenze si è tenuta una conferenza dal titolo “La parola che squadra e che scompiglia. In ricordo di Giusi Verbaro” con interventi di Mariella Bettarini, Giuseppe Pannella, Ottavio Rossani e Luigi Lombardi Satriani.

Sulla sua vasta produzione hanno scritto, tra gli altri, Luigi Reina, Antonio Piromalli, Vittoriano Esposito, Mariella Bettarini, Pasquale Maffeo, Stefano Lanuzza, Maria Luisa Spaziani, Giorgio Caproni, Domenica Cara, Giorgio Bàrberi Squarotti, Walter Mauro, Pietro Civitareale, Dante Maffia, Antonio Spagnuolo, Mario Sansone, Remo Pagnanelli, Maria Grazia Lenisa, Serena Caramitti, Giampaolo Rugarli, Donatella Bisutti, Mauro Giancaspro, Giuliano Manacorda, Paolo Ruffilli, Mario Luzi, Maria Lenti, Guido Zavanone.




Motivazione del conferimento del Premio: 

  

Nella sua silloge Il vento arriva da uno spazio bianco non distinguiamo più ogni singola lirica per diverso titolo, poiché i versi si legano e si snodano ininterrotti, di pagina in pagina, pervasi dalla continua e rassicurante presenza di creature alate che la Nostra denomina con la parola “Angeli”: “Gli ospiti che leggeri ci alitano attorno […]” e dove il vento simboleggia un’azione rigeneratrice e indica allo stesso tempo, la sua opera misteriosa, indipendente, penetrante, vivificatrice e purificatrice.

Ci troviamo di fronte a una poetica ispirata che, in maniera chiara e con logica espositiva, si predispone all’introspezione, forgiando una personalità di sensibile quanto raffinata poetessa, spinta da impulso interiore a trasferire su carta versi di elevato contenuto spirituale. Pur nella sua critica severa e lampante obiettività, evidente è la sua forte caratteristica di donna “emittente” e “ricevente” che si serve della lirica per trasmettere segnali con il solo utilizzo delle parole, esaminando visioni, fisiche e non. Con Giusi Verbaro siamo dunque in piena atmosfera “metapsichica”, un dono sostenuto anche da una profondità di pensiero che si evince in ogni sua opera, impregnata di straordinaria valenza poetica. Uno stile di grande respiro che mostra una venatura malinconica e onirica, un’indagine di un’intera esistenza che identifica la Verbaro quale uno dei pilastri della poesia contemporanea, seppur “controcorrente… sul proscenio dove si alternano le voci/le maschere/le parti”.

(Motivazione critica stilata da Michela Zanarella, membro di Giuria)



 

Nota:

I presenti testi corrispondo a quelli pubblicati nell’opera antologica del Premio. E’ vietata la riproduzione in forma integrale e/o di stralci su qualsiasi tipo di supporto senza l’autorizzazione da parte dell’autore.


Pasquale Scarpitti

 

Pasquale Scarpitti (1923-1973)

Premio Speciale "Alla Memoria"

V edizione - 2016

 



Biografia dell'autore:

  

Pasquale Scarpitti nacque nel 1923 a Castel di Sangro (AQ). A Napoli affrontò gli studi classici che completò presso il “Giulio Cesare” di Roma dove, pure, intraprese i corsi liceali che completò a Sulmona (AQ). Conseguita la maturità classica e iscrittosi alla Facoltà di Ingegneria, fu costretto a interrompere gli studi a causa della II Guerra Mondiale, nel corso della quale i tedeschi distrussero completamente l'abitato della sua città. Fu una durissima esperienza di privazione e di morte che impresse nella sua coscienza e nella sua memoria segni incancellabili le cui eco riaffiorano nella sua produzione giornalistica e poetica.

Con il ristabilirsi dell'ordine poté riprendere –non senza difficoltà- gli studi; passò dalla Facoltà di Ingegneria a quella di Matematica cominciando a scrivere articoli per alcune testate locali. Furono queste prime esperienze a suggerirgli l'idea, trasformatasi in irreversibile esigenza, di abbracciare la professione giornalistica.

Nella poesia esordì con la raccolta Terra Promessa (Gastaldi, Milano, 1959 – prefazione di Aldomir Gospodinoff). Ad essa seguirono altri componimenti e il risultato maggiore fu sicuramente “Scendi Mosè” per il quale gli venne assegnato nel 1952 il Premio Matese. L'occasione gli permise di allacciare rapporti con personaggi emergenti nel campo della carta stampata tra cui Mario Landi, direttore della rivista «Kursaal. Sue poesie vennero accolte su alcuni dei più prestigiosi periodici, tra i quali «La Fiera Letteraria» e «Le Tout Rome»  destando l'interesse di eminenti personalità del mondo letterario quali Ignazio Silone.

Intraprese gli studi giornalistici presso la scuola della “Pro Deo” a Roma nel 1953 e in quegli anni collaborò con giornali e riviste, la RAI di Pescara e il quotidiano «La Giustizia» in veste di critico radiofonico e televisivo.

Nel 1954 gli venne conferito ad Avezzano il “Premio Marsica”, alla cui prima edizione aveva partecipato con il poemetto “Poesia del Canto d'Amore” conquistando il secondo posto.

La sua aspirazione a svolgere attività giornalistica a tempo pieno ebbe finalmente piena attuazione nel 1955 quando venne accolto quale collaboratore negli studi RAI di Pescara, dove più tardi divenne redattore del giornale radio nel «Corriere d'Abruzzo e Molise» e infine Capo Redattore.

Nel 1956 tornò a partecipare al Premio Marsica guadagnando un secondo posto con il poemetto “Canzone del Sud” e l'anno successivo Domenico Rea pubblicò alcuni suoi scritti in Lettera dalla Provincia (Centro Democratico di Cultura e Documentazione, Roma). Nel 1961 Giammario Sgattoni antologizzò alcuni suoi testi poetici nel volume Poesia Abruzzese del '900 (Lanciano, Ed Quadrivio, 1961).

Numerosi altri riconoscimenti seguirono in campo poetico tra cui il Primo Premio al Concorso “La Madia D'Oro” per la pubblicazione di Canzone del Sud (La Madia, L’Aquila, 1969 - prefazione di Giuseppe Porto). In Lunga Storia di Natale (SARUS, Pescara, 1970) raccolse le “poesie agli amici” corredate da riproduzioni di opere grafiche di diversi pittori; con questa opera inaugurò le pubblicazioni della Casa Editrice da lui fondata, la SARUS. A seguire pubblicò il poemetto Pay Toll (SARUS, Pescara, 1972) e Discanto (SARUS, Pescara, 1976) in cui raccolse “testimonianze letterarie e grafiche sull'Abruzzo di 137 autori” tra i quali Silone, Flaiano, Colapietra, Cascella, Spoltore, Brindisi e con la realizzazione grafica di Franco Summa.

In qualità di critico d'arte fu invitato a far parte di diverse commissioni giudicatrici, fino a quelle convocate nell'autunno del 1972 in occasione del “Premio Nazionale di Pittura Città di Sant'Omero” e dei Concorsi Nazionali del “Piccolo Formato” a Chieti e Sulmona. Venne chiamato altresì a svolgere lo stesso ruolo in campo letterario per quell'importante premio che Pescara aveva istituito in onore di Gabriele D'Annunzio insieme a Carlo Bo, Gene Pampaloni, Ettore Paratore, Leone Piccione. A questo compito, però, non poté far fronte. Nella notte fra il 24 e il 25 aprile del 1973 cessò improvvisamente di vivere a Pescara. Due giorni dopo, nella natia Castel di Sangro, fu tumulato accanto al padre e al nonno.

Due anni dopo la scomparsa, nel 1975, al suo Discanto venne assegnato il premio di giornalismo “Gian Gaspare Napolitano” nel corso di una solenne cerimonia al Campidoglio.

Contributi che approfondiscono l’analisi dell’opera letteraria e alla figura d’intellettuale di Scarpitti sono seguiti negli anni, tra di essi segnaliamo le opere Ora Castel di Sangro (1983) curata dal professore Cosimo Savastano e il volume commemorativo Pasquale Scarpitti a 25 anni dalla morte, a cura di Giovanni Verna (RAI – Sede Regionale Abruzzo, 1999).


 

 

Motivazione del conferimento del Premio: 

Pasquale Scarpitti fu un uomo di cultura nel senso più esteso del termine. Fu un letterato, un intellettuale, un giornalista  e un poeta e perfino un critico d’arte. La sua opera multiforme si espresse in poesia (genere in cui prevalse vincendo diversi premi), nella narrativa, nel giornalismo d’inchiesta (lo ricordiamo negli studi RAI di Pescara e caporedattore del giornale radio nel Corriere d’Abruzzo e Molise), nella promozione culturale e nell’impegno civile. Fu un figlio dell’Abruzzo (di cui aveva la franchezza, la semplicità e la tolleranza) che vedeva appunto nella terra patria l’ultimo roccioso baluardo contro la crisi di ogni tradizione e ogni valore. Non a caso il suggello del suo legame affettivo e viscerale con la regione d’origine fu l’opera monumentale che ancora oggi ci rimane di Pasquale Scarpitti, dal titolo “Discanto”, che raccoglie 137 testimonianze letterarie e grafiche sull’Abruzzo: tra gli illustri autori troviamo anche Ignazio Silone ed Ennio Flaiano. Proprio a “Discanto” nel 1975, due anni dopo la sua scomparsa, venne assegnato il premio di giornalismo “Gian Gaspare Napolitano” nel corso di una solenne cerimonia in Campidoglio alla quale intervenne il figlio Gaetano, anch’egli figlio d’Abruzzo e anch’egli legato a questa terra, così amata dal padre, in cui oggi stabilmente risiede.


(Motivazione critica stilata da Alessandra Prospero, membro di Giuria)


 

Nota:

I presenti testi corrispondo a quelli pubblicati nell’opera antologica del Premio. E’ vietata la riproduzione in forma integrale e/o di stralci su qualsiasi tipo di supporto senza l’autorizzazione da parte dell’autore.

venerdì 15 settembre 2023

Dante Maffia

 Dante Maffia (n. 1946)

Premio "Alla Carriera"

VI edizione - 2017 



Biografia dell'autore:

 

Poeta, scrittore, critico letterario e saggista. Si è laureato in Lettere all’Università di Roma, città nella quale vive da molti anni. Come poeta venne segnalato da Aldo Palazzeschi che scrisse la prefazione alla sua prima silloge di poesie, Il leone non mangia l’erba (1974). Da allora numerosissime sono state le pubblicazioni, tra cui: Le favole impudiche (1977), Passeggiate romane (1979), L’eredità infranta (1981), Caro Baudelaire (1983), L’educazione permanente (1992),  La castità del male (1993), Lo specchio della mente (1999), Possibili errori (2000), Canzoni d’amore, di passioni e di gelosia (2002), Ultimi versi d’amore (2004), Diario Andaluz (2005), Abitare la cecità (2011), Poesie torinesi (2011), Sbarco clandestino (2011),…

Per la prosa, tra le varie opere, vanno ricordati Il romanzo di Tommaso Campanella (1996) e Mi faccio musulmano (2004). Per la saggistica si è dedicato a vari ambiti della letteratura, tra cui alle opere del Tasso, Quasimodo e alla poesia italiana del nuovo millennio.

Ha collaborato con importanti riviste letterarie tra cui «Il Belli», «Idea», «Poiesis», «Fermenti», «Poesia» e ha fondato le riviste «Il Policordo», «Poetica» e «Polimnia». Ha diretto e dirige varie collane di poesia e narrativa per diverse case editrici tra cui Lepisma.

Sulla sua produzione hanno scritto i più grandi e riconosciuti critici, saggisti, scrittori e poeti tra cui Mario Praz, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Mario Vargas Llosa, Giorgio Caproni, Giovanni Raboni, Tullio De Mauro, Claudio Magris, Maria Luisa Spaziani, Dacia Maraini, Alberto Moravia, Mario Luzi, Dario Bellezza e moltissimi altri.

È risultato vincitore in numerosi premi letterari tra i quali l’ “Alfonso Gatto”, il “Calliope”, il “Città di Firenze”, il “Città di Venezia”, il “Circe-Sabaudia”, l’ “Anco Marzio”, lo “Stresa”, il “Tarquinia-Cardarelli”, il “Montale”, il “Camaiore”, il “Rhegium Julii”, la “Laurea Apollinaris”.

Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel 2004 gli ha assegnato la Medaglia d’Oro alla Cultura. È stato candidato al Premio Nobel dal Consiglio Regionale della Calabria, da alcune Università, da molte Fondazioni. Molte sono le tesi di laurea sulla sua attività, anche in Francia e in Germania.

Nel 2013, Rocco Paternostro e altri 45 professori di varie Università italiane hanno tenuto un Convegno su Dante Maffia. Gli Atti sono pubblicati dalla Casa Editrice Aracne di Roma. Molte anche le monografie che gli sono state dedicate e i numeri speciali di riviste, tra cui La poesia come azione e dizione di Luigi Reina.



Motivazione del conferimento del Premio:

 

Dante Maffia è tra gli autori più noti ed apprezzati nel panorama letterario odierno. Aldo Palazzeschi curò la prefazione del suo primo libro, Leonardo Sciascia e Dario Bellezza lo ritenevano uno dei maggiori poeti italiani. Ha dedicato tutta la sua vita alla letteratura e allo studio. Maffia è anche narratore, saggista, critico letterario e nel suo intenso percorso di scrittura è riuscito sempre a produrre opere di qualità e di spessore. Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, nel 2004 lo ha insignito di Medaglia d’Oro per i suoi meriti culturali, è tradotto in diverse lingue e ha ottenuto riconoscimenti nazionali ed internazionali. ‘Rinnovamento’ è la parola chiave che identifica la sua poesia, poiché Maffia non smette mai di mettersi in gioco, di sperimentare e di scavare in profondità, di percepire ‘l’invisibile’, utilizzando l’essenzialità, raccontando la vita nelle sue molteplici sfumature. Legato alla sua terra e alle sue origini non dimentica mai la sua Calabria. Nel dialetto riesce a mantenere viva l’identità dei luoghi cari dove è nato e cresciuto, a trovare rifugio ogni volta che ne sente il bisogno. Le sue poesie sono canti d’amore e dedizione per le cose, testimonianza di un tempo che non nasconde le sue ombre. Il pregio di essere autentico, di esprimersi con schiettezza, ha dato negli anni i suoi frutti ed è per questo che la Giuria del Premio Nazionale di Poesia “L’Arte in Versi” ha deciso di attribuire il Premio alla Carriera. Un’attività letteraria notevole che lo vede fare poesia senza mai essere scontato. Il suo è un continuo viaggiare per il mondo e non è un caso che la tematica del viaggio sia molto cara all’autore. La poesia aiuta a capire meglio chi siamo e Maffia sa che di prova in prova, di parola in parola è in atto una rinascita.

 

(Motivazione critica stilata da LORENZO SPURIO, Presidente del Premio)


 


 

Nota:

I presenti testi corrispondo a quelli pubblicati nell’opera antologica del Premio. E’ vietata la riproduzione in forma integrale e/o di stralci su qualsiasi tipo di supporto senza l’autorizzazione da parte dell’autore.

 


Maria Costa


Maria Costa (1926-2016)

Premio Speciale "Alla Memoria"

VI edizione - 2017



Biografia dell'autrice:


Originaria del rione Case Basse di Paradiso a Messina, Maria Costa nacque nel 1926. Poetessa orale, anima vernacolare e cantrice del mare dello Stretto, è considerata una delle massime voci poetiche popolari degli ultimi tempi assieme a Ignazio Buttitta (Bagheria).

Le sue composizioni sono state spesso recitate pubblicamente e risultate oggetto di interesse anche da parte di emittenti impegnate in approfondimenti sulla poesia popolare o collegata al mare. Per la poesia ha pubblicato Farfalle serali (1972), Mosaico (1980), Scinnenti e muntanti (2003), Ventu cavaleri (2005) e Mari e maretta mentre per la narrativa le raccolte di racconti ‘A prova ‘ill’ovu (1989) e Cavaddu ‘i coppi (1993) e Àbbiru maistru (2013).[1]

Si sono dedicati e interessati all’attività letteraria della donna giornalisti, scrittori e critici, comprese alcune reti televisive straniere di Francia, Russia e Germania. Varie sono state e continuano ad essere le tesi di laurea su di lei (Università di Palermo, Messina, Catania, Siena, Udine, etc.)

Nel 2006 il suo nome venne iscritto nel registro dei “Tesori Umani Viventi” nel Patrimonio dell’UNESCO (Registro Eredità Immateriali della Regione Siciliana).

Il giovane regista messinese Fabio Schifilliti le dedicò un cortometraggio nel quale la poetessa racconta la sua infanzia e recita alcune liriche dal titolo Come le onde (disponibile in YouTube).

Numerosi i riconoscimenti ottenuti tra cui il Premio Lysicon (1990), il Premio Colapesce (1996), il Premio Marineo (2006), il Premio Città di Reggio Calabria (2009), il Premio Ignazio Buttitta (2012).

È deceduta a Messina nel settembre 2016. Pochi mesi dopo è nata l’Associazione “Centro Studi Maria Costa”, presieduta da Giuseppe Crea e della quale fanno parte del Direttivo due nipoti della donna, che ha come finalità quella di incentivare le attività di studio, ricerca e approfondimento sull’opera letteraria della poetessa con il tentativo di conservarne l’eredità e proporre iniziative in suo ricordo.

Ad agosto 2017 la Ats “Rinascita Gesso” di Gesso (ME) ha ideato e promosso la prima edizione del Concorso Letterario “Maria Costa” per poesie e racconti in dialetto siciliano coordinato dall’artista José Russotti.



Motivazione del conferimento del Premio:


In un’età come la nostra nella quale l’assordante egoismo e la frenesia dei media fanno da padroni, riscoprire e rileggere autori come Maria Costa, celebre come “poetessa dello Stretto”, è motivo di grande soddisfazione. La poetessa, nativa nel noto quartiere della Case Basse di Messina, si è sempre connotata strettamente al suo luogo natale e di esso ne ha conservato e tramandato ogni tipo di linguaggio, da quello più tipico del messinese, all’incantato e nevralgico amore per il mare nonché all’empatia con le genti, al profondo radicamento in un ambiente apparentemente di provincia eppure in sé particolarmente ampio e fecondo.

Con le sue liriche, che hanno una sedimentazione affabulatrice di canto popolare e di indagine sociale, la Costa ha dato voce al suo mare non mancando di parlare della marineria e delle sue tecniche, dei mestieri più legati a questo mondo e, in termini più recenti, anche ai poco felici episodi di annegamento di schiere di migranti. Con un tono lucido e un linguaggio fortemente visivo Maria Costa ha tramandato un vissuto a noi lontano, fatto di tradizioni, canti, formule rituali in un affiatamento simbiotico con la terra natale. Donna autentica dotata di un profondo pragmatismo non si è neppure risparmiata nel sottolineare idiosincrasie e problematiche dell’universo siciliano presenti dalla notte dei tempi, radicate in una filosofia di vita arcaica e spregiudicata.

Vernacolare di spiccate doti oratorie, indimenticabile nella sua versione poetica della leggenda amara di Colapesce, ne celebriamo il ricordo con il nostro Premio Speciale “Alla Memoria” incentivandone lo studio e la ricerca della sua mai doma attività letteraria che la consacra – senza restrizioni alcune – tra i maggiori poeti popolari del Belpaese.

A distanza di un anno dalla sua dipartita, quasi un allontanamento per mare dall’amata costa messinese, ci piace ricordarla nella quiete ordinata della sua casa, tempio di storia e di mito, massimo oracolo di un tempo disgregantesi: “La mia casetta/ è battuta dal mare,/ dal vento e dalla bufera;/ eppure nel maltempo/ io la trovo beata”.


 

(Motivazione critica stilata da LORENZO SPURIO, Presidente del Premio)

 


 

Nota:

I presenti testi corrispondo a quelli pubblicati nell’opera antologica del Premio. E’ vietata la riproduzione in forma integrale e/o di stralci su qualsiasi tipo di supporto senza l’autorizzazione da parte dell’autore.




[1] La gran parte delle opere della poetessa e delle edizioni sono state curate da Pungitopo Editrice di Messina.

[2] Maria Costa, ‘A prova ‘ill’ovu, Pungitopo, Messina, 1989, p. 66.

[3] Maria Costa, ‘A prova ‘ill’ovu, Pungitopo, Messina, 1989, p. 70.

[4]  Maria Costa, ‘A prova ‘ill’ovu, Pungitopo, Messina, 1989, p. 113.

[5] Maria Costa, Àbbiru maistru, Pungitopo, Messina, 2013, pp. 16-19.

[6] Maria Costa, Àbbiru maistru, Pungitopo, Messina, 2013, pp. 22-25.

Alessandro Miano

Alessandro Miano (1920-1994)

Premio Speciale "Alla Memoria"

VI edizione - 2017 



Biografia dell'autore:

 

Alessandro Miano nacque a Noto (SR) nel 1920.

Giornalista, scrittore, saggista, storico della letteratura e poeta.

Negli anni ’50 fondò a Catania la rivista Davide, rivista sociale di lettere e arti che pubblicava monografie, testi di scrittori autorevoli tra i quali (solo per citarne alcuni) Leonardo Sciascia[1], Pier Paolo Pasolini[2], Giorgio La Pira, Mario Apollonio, David Maria Turoldo, Carlo Bo, Angelo Romanò, Cesare Zavattini, Giovanni Guareschi, Michele Prisco, Amato Cini, Mario Dell’Arco, Carlo Batocchi, Giovanni Papini, Fortunato Pasqualino, S.E. Card. Giuseppe Siri. La rivista venne poi trasferita a Milano dove a metà anni ’50; attorno alla sua attività editoriale nacque a Catania nel 1955 e si sviluppò in seguito a Milano la casa editrice Miano.

Dal 1956 visse a Milano dove insegnò per trent’anni Storia del Giornalismo presso il Centro Sperimentale Italiano di Giornalismo, istituito assieme al fratello Guido Miano.

Numerosi i meriti che vanno riconosciuti alla casa Editrice Miano: l’aver dedicato opere manualistiche sulla storia del giornalismo e sulla formazione del giornalista (si ricordi l’opera di Giorgio Mottana), l’aver dato attenzione alla letteratura locale intuendo nuove promesse del mondo poetico (si ricordi l’antologia Nuovi poeti marchigiani curata da Alessandro Miano e con una sua presentazione, pubblicata nel 1959, dove erano inseriti, tra gli altri poeti quali Maria Conti, Giovanni Ginobili, Domenico Polimanti, distinte voci vernacolari locali), l’aver creduto e pubblicato autori con un’alta caratura letteraria e profondi messaggi di carattere spirituale (Amato Cini) finanche etico-sociale (Leonardo Sciascia).

Morì a Milano nel 1994. Il critico letterario Gualtiero De Santi (professore all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”) ha dedicato vari approfondimenti e note di lettura sull’attività letteraria di Alessandro Miano. Nel maggio del 1995, a un anno dalla scomparsa di Alessandro Miano, la rivista bimestrale di critica letteraria “Otto/Novecento” promosse, presso il Centro Culturale S. Fedele di Milano, un convegno internazionali di studi in sua memoria. Tra gli intervenuti il prof. Gaetano Chiappino (Direttore del Dipartimento di Lingue e Letterature Neolatine dell’Università di Firenze) e Bruno Maier (Università di Trieste). La sua opera poetica venne pubblicata postuma nel 2011 sotto il titolo di Canzoniere dell’anima con una prefazione di Maurizio Cucchi.

 


Motivazione del conferimento del Premio:


La rilevante vicenda letteraria di Alessandro Miano, scrittore, giornalista, saggista nonché poeta (nato a Noto nel 1920, deceduto a Milano nel 1994) ha condotto la Giuria di questo Premio ad assegnare, con convinzione e grande onore, alla sua figura il riconoscimento di Premio alla Memoria.

Formatosi nell’ambiente della provincia siciliana nella prima metà del ‘900 visse alcuni dei momenti più cruciali e destabilizzanti del Secolo scorso quali, appunto, la dominazione del regime fascista, le leggi razziali e il secondo doloroso conflitto mondiale.

La sua opera poetica, dal titolo Canzoniere dell’anima, venne pubblicata postuma nel 2011, a distanza da diciassette anni dalla sua scomparsa. Nel capoluogo lombardo, assieme al fratello Guido, aveva dato impulso a un’intensa attività giornalistica, letteraria ed editoriale per mezzo della rivista “Davide” e in seguito all’attività editoriale che ancora oggi – con lo stesso spirito egregio e l’innato sano amore per le Lettere – prosegue.

Grande conoscitore della letteratura, ebbe il merito di precorrere i tempi anticipando, per mezzo della pubblicazione di loro testi su rivista, i nomi di alcuni poeti, scrittori e saggisti che poi sarebbero diventati celebri su scala nazionale e internazionale (Leonardo Sciascia, Pier Paolo Pasolini, Carlo Bo e numerosi altri).

Definito “poeta dell’assoluto” – definizione questa che può avvicinarlo al nostro conterraneo, l’anconetano Plinio Acquabona – la critica ha ravvisato nella sua produzione poetica un’ascendenza di autori notevoli della letteratura italiana eppure poco studiati e che difficilmente possono essere contenuti in etichette di definizione: Clemente Rebora e David Maria Turoldo.

Poesia melica e poesia-scandaglio delle complessità umane, nella quale è possibile intuire forme di viva tristezza che motivano un continuo e mai domo approfondimento interiore. Aspetti, questi, che maturano all’interno di un’esistenza che non fu così facile, imperniata sull’esilio dalla terra di Siracusa, aggravata dai drammi sociali del periodo e, più recentemente, dal dolore per la perdita della madre.

(Motivazione critica stilata da LORENZO SPURIO, Presidente del Premio)

 


 

Nota:

I presenti testi corrispondo a quelli pubblicati nell’opera antologica del Premio. E’ vietata la riproduzione in forma integrale e/o di stralci su qualsiasi tipo di supporto senza l’autorizzazione da parte dell’autore.





[1] Pubblicò in rivista i testi ancora inediti che sarebbero confluiti in Favole della dittatura.

[2] Pubblicò in rivista il testo allora inedito “Crocefissione”.

[3] Alessandro Miano, Canzoniere dell’anima, Guido Miano, Milano, 2011, p. 27.

[4] Alessandro Miano, Canzoniere dell’anima, Guido Miano, Milano, 2011, p. 42.

[5] Alessandro Miano, Canzoniere dell’anima, Guido Miano, Milano, 2011, p. 50.

[6] Alessandro Miano, Canzoniere dell’anima, Guido Miano, Milano, 2011, p. 72

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